One Choice Is No Choice
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30/05/2005 | in :

Ci vediamo sabato.

Manderò nuovi post.

Grazie a tutti coloro che ogni giorno si prendono una chance e cliccano anche da me.

oddio, non finiamo coi fazzoletti pieni di muco, fra!!

vabbè, a tra un po' allora...;)    

blogchance @ 22:45 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
Cambio della guardia?
30/05/2005 | in :
Aus Die Zeit, 25. Mai 2005  ----estratti dell’articolo--

Eine Runde geht noch

Ancora un round

Per l’autunno non si profila solo la fine del governo, ma anche il commiato di una generazione che ha cambiato la Germania

Di Giovanni de Lorenzo

 
La decisione di indire nuove elezioni è innanzitutto un servizio inaspettato quanto ricco di opportunità nella Repubblica Federale Tedesca.
Si profila con esse la fine di una generazione che, ancor più della politica, ha influenzato per decenni la società.
Solo su un punto politici e osservatori sono d’accordo: sia anche una sconfitta clamorosa, ma i Rosso-Verdi non se ne andranno da Berlino senza aver prima lanciato il grido di battaglia.
Di una questione, tuttavia, ancora non se n’è discusso. Come si governerà dopo il cambio della guardia e con quali obiettivi.
Con la minoranza a Düsseldorf, la coalizione dei Rossoverdi sa di aver perso anche nel resto del Paese, oltre alla sua reputazione politica (e dite poco).
Nessun altro partito ha mai collezionato tanti voti nel Consiglio Federale come la Cdu (alleati alla Csu) [CDU: Cristiano Democratici; CSU: Cristiano Sociali, NdT] dopo il trionfo in Vestfalia. Quasi i due terzi degli elettori. E anche chi era dall’altra parte della barricata, si sente più amareggiato che arrabbiato per la sconfitta. È andata talmente a ramengo la linea politica della Spd (socialdemocratici, partito di Schröder), che neppure la critica al capitalismo, tra l’altro snocciolata troppo tardi, può più convincerli. Se così fosse stato, la Germania avrebbe vissuto un periodo meschino di gazzarra e agonia fino al giorno delle elezioni, il prossimo settembre.
Gerhard Schröder sa che la vittoria del 1998 è merito soprattutto suo, perché gli elettori stanchi della Cancelleria di Kohl credevano di potersi fidare solo di questi Socialdemocratici. Sa anche che le rielezioni nel 2002 sono state, tutto sommato, la sua sconfitta, non quella del suo partito né quella dei partner della sua coalizione. Per questo sarà coerente se permetterà che saranno gli elettori e non l’opposizione o gli ex-compagni di partito a votare la sua linea di governo.  Se dunque di strategia si può parlare, la strategia sarebbe questa: Schröder ha dettato le regole del gioco e ora può giocare su una sua immagine idealizzata. Preferirebbe perdere il potere, piuttosto che imboccare una rotta sbagliata. A quel punto gli alleati, presi alla sprovvista, dovranno mettersi d’accordo in fretta e furia su un programma politico, e torneranno, questa la speranza di Schröder, le liti –e le riforme- nella Spd. Ma anche la candidata Merkel potrebbe cadere in trappola. O attaccare gli oppositori Edmund Stoiber e Jürgen Rüttger contemporanemente, colpendo Schröder da sinistra, ipotesi alquanto improbabile, oppure dovrà attuare riforme ancora più severe. Allora, i Rossoverdi potrebbero anche ergere lo spauracchio di una minacciosa disfatta neoliberale in un Paese ormai completamente cristiano democratico.
Stupirebbe davvero che questa strategia si attuasse. Perché, nella proiezione dei timori, Angela Merkel non è la persona adatta. È scontato dire che milioni di elettori temono nuove vittime, nuove restrizioni alla loro sicurezza sociale, certo più da parte dei Liberaldemocratici e dall’Unione che non dai Rossoverdi.
Per gli elettori è, a diritto, più decisiva la qualità della politica più del colore.
L’atout vincente che i Cristiano Democratici possono tirare fuori dal cilindro all’inizio della campagna elettorale è la prossima che con loro si girerà pagina. In questo caso si tratta ancor più di una promessa per l’occorrenza: una donna come Cancelliere!
Come possono i Socialdemocratici spiegare agli elettori che anche loro da quest’autunno cambieranno in meglio, se i rapporti di potere non cambiano –né si smorzano le incomprensioni all’interno del partito sui progetti di riforma?
È ormai scontato che Gerhard Schöder farà storia, lo sa lui stesso, per la sua politica estera e le riforme attuate, ma il suo partito rischia la marginalizzazione, un fantasma che non ricompariva dai tempi di Adenauer.
Così si è iniziato a battere in ritirata, una generazione che dal 1968 ha plasmato la società tedesca a 360° gradi. Ciò che nelle università, nei tribunali penali o nei media avviene per ragioni d’età, nella politica si compie con la mancata rielezione. Non sarà un lento declino come nella fase finale di Helmut Kohl, ma un congedo (quasi spontaneo) dignitoso.
Se dunque Gerhard Schröder –e non Stoiber, Koch o Rüttger- dovesse succedere al ruolo semi-tragico di Kanzlermacher (colui che nomina il nuovo Cancelliere) per Angela Merkel, allora la Merkel si accollerà ancor più responsabilità di quella che già le spetta per la nuova Coalizione. Ancor più gravosa della rigida gestione di cui si ha bisogno per uscire dalla crisi economica del Paese.
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Hai un dolorino? Fra poco diremo: vai all'aeroporto!
30/05/2005 | in :

Sicurezza Aerea: 24/05/05 - Airport screeners could see X-rated X-rays

 





"X-Ray Specs! See Thru Clothing!" blares the copy, which is illustrated with a cartoon of a drooling geek wearing the amazing toy goggles and leering at a shapely woman. Now, any kid with half a brain knew that X-Ray Specs were a novelty gag that didn't really work. But time marches on and technology makes the impossible possible. Stand by, air travelers, because the Homeland Security Department is preparing to install and test high-tech machines at airport checkpoints that will, as the comic-book ads promised, "See Thru Clothing!" ...

Leggi:
http://news.com.com/Airport+screeners+could+see+X-rated+X-rays/2100-7348_3-5718163.html?tag=nefd.top

Grazie al bravo blogger Giorgius...bravo perchè ancora non m'ha tirato dietro un accidente. Io? Lupen(na) fui!!!

blogchance @ 00:26 | commenti (popup) | commenti
Brutta cosa l'insonnia....
28/05/2005 | in :

blogchance @ 22:05 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
Bocche asciutte
28/05/2005 | in :
Se ne parla in Torre, prostituzione.
Ecco una storia singolare. Che fare secondo voi, accettare le case chiuse se il problema non si riesce ad estirpare?
 

EUROPE’S NEW RED LIGHT DISTRICT

How the global sex trade turned a small town upside down.
 
From TIME magazine, 10th October 2003
By Amanda Ripley
 
Quando le meninas sono arrivate in città
Braganca era solo una sonnacchiosa, remota cittadina del Portogallo. Poi sono arrivate le prostitute brasiliane –e hanno scatenato il furore delle spose.
 
Una volta al mese Paola esce di sera per andare a controllare che suo marito sia effettivamente al bar a giocare a carte, come lui continua a ripeterle. Non avendo un’auto, Paola porta con sé, in braccio, la bimba appena nata e procede a passo spedito per le strade tortuose di Braganca, una cittadina portoghese tra i monti, a nord-est del Paese. Così passa in rassegna tutti i bordelli e gli strip club, talvolta fino all’alba. “Se sapesse i posti in cui sono entrata, mi darebbe della matta” dice al cronista, al quale ha chiesto non sia rivelato il suo vero nome. Appena avvista la macchina del marito, aspetta. Fissa la porta della casa chiusa, immaginando lui dentro tra ‘sgualdrine e puttane’ come lei chiama le quasi 300 brasiliane che da pochi anni sono arrivate a Braganca. Ma quando lui finalmente sgattaiola fuori, l’unica cosa che riesce a fare è guardarlo dritto negli occhi. Non ha parole. Lui si volta, lancia un’ultima occhiata alla casa e sale in macchina.
Le meninas brasileiras di Braganca sono solo briciole nel mercato del sesso globale, stimato a 50 miliardi di dollari. Centinaia di migliaia di donne lasciano il loro paese ogni anno con qualche trafficante d’uomini –alcune costrette, altre volontariamente- per essere vendute o ‘prese in prestito’ in un altro stato. Alcune hanno trovato posto a Braganca, una cittadina di appena 27 600 abitanti. Ma l’effetto che hanno provocato col loro arrivo è tutt’altro che insignificante. La città è nota da ben ottocento anni per il suo castello da favola; ora, come sostiene Paola e altre attiviste, le meninas hanno degradato ed invaso la loro città. Gli hanno rubato anche i mariti; così, per capacitarsi, le mogli si raccontano storie di droghe e addirittura stregoneria che sanno stregare gli uomini. “I nostri mariti hanno colpa, ma le più sporche sono le meninas.” Così, quando all’inizio di quest’anno le prostitute si sono trasferite in sette nuovi strip club e altrettante case chiuse, le donne di Braganca hanno deciso di ribellarsi.
Hanno innalzato un manifesto che hanno consegnato di persona al sindaco e altre autorità cittadine, proclamando l’inizio della ‘guerra alla prostituzione’. Il loro attivismo ha coinvolto anche i paesini limitrofi, dove le donne si sono lamentate anche della musica e del frastuono dei locali che non fanno dormire i loro figli, nonché della crescente violenza –si dice anche che una donna sia arrivata a pestare una prostituta.
La gente vorrebbe anche far finta di niente, ma Paola e il piccolo drappello di mogli arrabbiate ha gettato scompiglio in tutta la comunità. Così ci si è visti costretti a parlarne, a discutere su come il fenomeno abbia cambiato tanto la vita di una tranquilla cittadina come Braganca.
Ma che dicono gli uomini che frequentano questi locali?
“Incontriamo amici, beviamo qualcosa e diamo solo un’occhiata alle ragazze” dice Georges, che qui, come il padre, è cliente ormai fisso. “Il 90% dei ragazzi viene qui anche per rimorchiare una ragazza dopo che hanno lasciato il locale. Si fa tutto nell’anonimato. È molto discreto.”
A quest’ora, poco prima della mezzanotte, le ragazze che affollano il locale potrebbero essere scambiate per collegiali, di quelle con le calze scure, gli occhi larghi, la camicetta bianca. Ma quando scende la notte, quelle stesse ragazze mettono da parte la divisa della scuola e si accompagnano a qualche cliente per denaro. Eccole che ballano e cantano nella luce rossa della stanza; ridono e sembrano felici.
Anita, 25 anni, è ormai ‘una veterana’; è arrivata qui due mesi fa. Il luglio scorso ha baciato la madre e le ha detto addio, imbarcandosi sul volo Brasile-Parigi (dove, si dice, i turisti si fanno meno scrupoli per le brasiliane). Sapeva che avrebbe fatto la prostituta. A Parigi incontrò il suo boss, ora anche del locale dove Anita lavora a Braganca. Fu confortata dal fatto che l’uomo era anche gentile. La prima sera, accompagnò lei con altre ragazze a vedere i monumenti illuminati della capitale, addirittura al cinema. “E’ stato meraviglioso.”
Ma dopo poco tempo all’ombra della Tour Eiffel, il boss l’ha portata a Braganca. “Pensavo fosse una grande città” dice ora, sorridendo della sua ingenuità.
Anita a deciso di lasciare il Brasile “per la povertà”. Quando stava a Rio de Janeiro, lavorava come commessa in un piccolo negozio e studiava come operatore turistico. Guadagnava 100 euro al mese. Arrivata a Parigi aiutata da un’amica che poi l’ha presentata al boss, le dovette 2 700 euro per viaggio e alloggio in hotel (solo il biglietto aereo le ho costato 800 euro). Molte prostitute immigrate riescono a ripagare questa cifra solo dopo anni. Anita ci ha impiegato venti giorni.
Intanto però le mogli di Braganca continuano la loro battaglia. Anche se non sempre ha buon esito. Hanno anche presentato il loro manifesto firmato da tutte loro (diverse centinaia) alla Centrale di Polizia, chiedendo di parlare con il Capo in persona. “ Sono entrate nel mio ufficio dicendo che i loro mariti dilapidano tempo e soldi con queste brasiliane” ricorda Antonio Magalhaes de Oliveira. “Ho letto loro che avrei fatto luce sul caso”.
La prostituzione era legale in Portogallo. Tra gli anni ’40 e ’70, soprattutto sotto il soffocante regime di Antonio de Oliveira Salazar, furono concesse le case chiuse. Ma le prostitute erano costantemente tenute sott’occhio dalla Polizia e i boss, secondo quando riportato del settimanale VISAO, intascavano ben il 90% dei proventi. Oggi, la prostituzione fluttua in una nube indefinita. “Non è legale, ma non è proibita” dice Ana Maria Rodrigues, vice di Magalhaes de Oliveira. Forzare una donna alla prostituzione, o porla sotto il controllo di un boss, o facilitare l’arrivo di immigrate a tale scopo, tutto ciò è illegale. Ma è pure difficile da provare. Qualsiasi arresto finora fatto riguardava solo i trafficanti di prostitute.

“Quindi di fatto la prostituzione non esiste in Portogallo” ha concluso il Capo della Polizia Oliveira nel rapporto presentato a settembre. Le meninas non sono una priorità. “Sono le mogli che devono risolvere i loro diverbi coi mariti, non è competenza della Polizia. Si tratta di un problema emotivo, non sociale.” “Le donne –aggiunge ridendo-dovrebbero iniziare a rendersi più attraenti agli occhi dei loro mariti!”

Fabrizio de Andrè


La chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore metteva l'amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant'Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C'e' chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne' l'uno ne' l'altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all'altro
bocca di rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d'iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all'invettiva.
Si sa che la gente da' buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da' buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
"Il furto d'amore sarà punito -disse-
dall'ordine costituito".
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare".
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e' una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l'accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c'erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.
C'era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
"Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera".
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.

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E' arrivato l'uomo nero/2
26/05/2005 | in :

 

Oggi, le reti internazionali di pedofili vendono e commerciano centinaia di migliaia di immagini. Quando la polizia è riuscita a scovare, nel 1998, Wonderland Internet, il Paese delle Meraviglie Virtuale, con contatti con ben tredici paesi, inclusi gli Stati Uniti, ha portato alla luce files con quasi un milione di immagini di bambini nella sola Gran Bretagna. (Ciascuno dei 200 iscritti doveva fornire 10 000 fotografie per entrare in chat). Unendo le foto e concentrandosi su testa e spalle dei soggetti in posa, la polizia del Regno Unito è riuscita, in collaborazione con altri specialisti, a identificare 1263 vittime, tutti con un’età inferiore alla pubertà. Quando gli attivisti, quello stesso anno, ruppero in Olanda la catena pedo-pedofila Apollo, gestita da Gerald Ulrich, scoprirono nel suo appartamento masterizzatori; solo sul primo CD edito da Ulrich, la polizia olandese ha identificato più di 200 bambini –ma si deve ancora attendere la catalogazione completa degli altri 16 dischetti. In molte delle foto di questo pedofilo, come di quelli di Wonderland, compaiono bebé di tre mesi sottoposti a espliciti atti sessuali.

I casi recenti mostrano quanto queste resti siano internazionali. Quando, l’anno scorso, squadre speciali sono riuscite a incastrare Wayne Camolli a Palm Beach, Florida, gestore di un sito di pornografia infantile, erano arrivati alla conclusione di una traccia suggerita dalla polizia belga. Scoprirono che Camolli aveva ricevuto del materiale da complici del noto pedofilo belga Dutroux. Camolli è stato in seguito condannato a sedici mesi di detenzione per diffusione di materiale pedo-pornografico. Secondo i documenti investigativi della polizia belga che Newsweek ha potuto consultare, nella casa di Dutroux, provvista anche di prigione sotterranea, sono state trovate 500 videocassette con registrazioni di violenze carnali su bambini.

La polizia italiana, in collaborazione con Microsoft Italia, ha aperto l’anno scorso un’operazione: ne è stato scoperto un sito web russo, mai scoperto dai loro colleghi americani, dove si offriva materiale pedo-pornografico di qualsiasi tipo. Le forze dell’ordine hanno dato il via ad azioni giudiziarie contro 1700 indagati per collaborazione attiva allo spaccio di materiale di pedofilia, distribuendo i profili di altri connazionali coinvolti in otto Paesi. Documenti che comparivano sotto il motore di registrazione internet Internic, hanno svelato che siti pedofili russi, scritti in inglese, in realtà riconducevano a qualcuno a Tuscaloosa, in Alabama. L’anno scorso, a Ft. Worth, in Texas, una coppia, Thomas e Janice Reedy, è stata accusata di aprire a siti pedo-pornografici con link nella loro home page tipo ‘Violenza sul Bambino’ o ‘Bambini costretti al Pornografico’, guadagnando, a detta degli investigatori, più di un milione di dollari dall’autorizzazione all’accesso.

In una bacheca vi erano banner per i genitori che accettavano di scambiare i loro figli con altre coppie consenzienti. Ora i coniugi Reedy aspettano al processo e su di loro pesa la condanna di più di ottanta capi d’accusa per pornografia infantile. Con loro, sono accusati pure due indonesiani e un russo, i presunti produttori.

Nel 1999, un’indagine condotta dagli agenti di frontiera statunitensi su un sito web di pedofili, ha rivelato quanto alta fosse il traffico di foto di bambini sfruttati sessualmente. Il sito, noto ai poliziotti come Tajik Express, perché riferito a un indirizzo web tagico (anche se il server era in Massachusetts) ha registrato nel primo mese 4107 visite di utenti diversi, e 95 450 download di foto. Al terzo mese, la pagina web toccava il record di 147 776 visite  e scaricamenti di 3,2 milioni di immagini. Il sito è stato in seguito chiuso proprio su richiesta degli agenti, che hanno arrestato sei responsabili.

Ciò che la polizia teme è che la diffusione della pornografia infantile, così come i facili contatti tra pedofili resi possibili da Internet abbiano un ‘effetto legittimante’, convincendoli che non vi sia nulla di sbagliato nei loro impulsi, proprio perché sentiti da tanti altri. E’ questo che scatena la ricerca di sempre più materiale –e che crea pertanto sempre più vittime. “Cercano carne giovane –dice l’agente del FBI Peter Gulotta –cercano foto inedite.”

Ma quanti, tra quelli che fanno uso di questo materiale, arrivano ad adescare e abusare dei bambini? In linea di massima, le prove di molestia negli USA sono varie: secondo un’indagine dei primi anni ’90, il numero totale di casi di abuso sessuale realmente avvenuto di cui ne sono venute a conoscenza associazioni per la difesa del minore è diminuito del 31% tra il 1992 e il 1998, da 149 800 a 103 600 casi all’anno. Contemporaneamente però, il numero delle persone incarcerate per violenza sessuale contro minori è salito del 39% tra il 1991 e ’97, da 43 500 a 60 700 casi. Inoltre, gli agenti di polizia federale sono generalmente del parere che esista una correlazione tra voyerismo e abuso. Nel 36% dei casi su cui ha indagato il Servizio di Ispezione Postale americano dal 1997 ad oggi, ad esempio, la caccia alla pedo-pornografia ha ripiegato su dei molestatori di piccoli. Alcuni di loro erano pedofili con la fedina penale già sporca, altri, si scoprì che hanno continuato ad abusare di bambini nel corso dell’indagine.

La nuova fonte informatica è diventata infatti anche un potente veicolo di adescamento di giovani vittime. Michelle Collins è un’analista online del Centro Nazionale per Bambini Sfruttati e Scomparsi, un’organizzazione non profit finanziata dallo Stato che funge da centro di smistamento dati sullo sfruttamento sessuale online. Con pochi click col mouse riesce a dimostrare come un pedofilo riesce a destreggiarsi in Internet. Prima entra nel sito di American Online, poi apre una finestra sul motore di ricerca AOL, ‘profilo utente’. Digita il nome di una città e ‘studente’ nella categoria ‘professione’. Da una cittadina del New Jersey riesce a ricavare più di cento profili personali con interessi e hobby degli iscritti. Per allargare la ricerca, Collins digita nella navigazione ‘protetta’ nomi come ‘Britney Spears’. Una ragazza nota la frase ‘La mia vita succhia’. (Il portavoce dell’AOL Nicholas Graham afferma che l’azienda ha sempre suggerito ai propri membri di non postare informazioni che vogliono restino private e che AOL fornisce gratuitamente il software di navigazione ‘protetta’ per i più piccoli. “Inoltre, impediamo ai minori di 13 anni di crearsi un profilo personale.”)

Ora all’ipotetico molestatore basta cliccare un tasto per vedere se il bambino da lui scelto è online. Se lo è, il cacciatore gli/le manda un messaggio istantaneo e si mette all’opera. Se ad esempio la bambina ha detto di essere appassionata di calcio, lui le chiede il suo numero di maglia, così che potrà riconoscerla su un campo di gioco nei paraggi. Giocherà sulle sue insicurezze. “Le ragazzine possono essere molto vulnerabili da adolescenti” spiega Collins “Potrebbero pensare che non sono belle abbastanza, che non sono sotto l’occhio di tutti, e allora il pedofilo dirà ‘Sei bella dentro’ e la ragazzina penserà ‘Mi conosce per ciò che sono’.”

Ancora qualche click al computer e l’analista passa da AOL a una chat per gente interessata a sesso pre-adolescenziale. L’artefice della community, certamente al corrente delle leggi sulla pedo-pornografia, ha messo un post che ammonisce a spedire foto. Ma, come ci spiega l’esperta, chi si incontra qui può sempre mettersi d’accordo per trovare ‘vie trasverse’ e spedirsi materiale illecito via internet. Alcuni di questi raggiri sono difficilissimi da scovare. Sono molti i bambini ‘ricorrenti’ che appaiono nelle foto grafiche o in quelle rintracciate dalla polizia negli hard drive dei criminali. Appaiono così spesso che Collins e altri suoi colleghi li hanno catalogati: la serie di Amber, la serie di Marion, la serie di Cindy, la serie di Kevin e così via.

In un gruppo di foto recenti si vedono due bimbe bionde, di circa quattro e sette anni. Collins sta cercando di identificare chi le ha messe in rete e che si presenta come un uomo sposato di quarantasette anni, un americano della classe media, agente di scambio. Le chances di rintracciare questa persona –e aiutare così le due piccole- è “praticamente nulla”. “E’ così, così vasto” dice, riferendosi al numero di pedofili in rete.

Ora che il problema è globale, quanto deve temere un bambino americano? Ancora una volta, i dati statistici sono imprecisi. Secondo un’indagine condotta l’anno scorso [nel 2000, NdT] su 1501 ragazzini tra i 10 e i 17 anni, si è scoperto che approssimativamente uno su quattro ha assistito, nell’ultimo anno, a persone nude o gente in atteggiamenti sessuali. Quasi uno su cinque è stato vittima di adescamento o avvicinamento da parte di un adulto. Uno su 33 ha subito un avvicinamento ‘invasivo’, come la proposta ad incontrarsi da qualche parte, scambiarsi i numeri di telefono, spedirsi regolarmente delle lettere, ricevere del denaro o fare dei regali. Meno del 10% degli adescamenti e solo il  3% dell’esposizione forzata a scene sessuali sono stati denunciati alle autorità competenti, come Polizia, un provider su internet o una linea telefonica diretta.

La ricerca e gli stessi autori tuttavia, mettono in guardia che non si arrivi a delle conclusioni terrificanti. “Si scopre, se è possibile risalire all’età, che molti di questi adescatori sono ragazzi della stessa età o poco più alti, persino delle donne” si legge nell’inchiesta, supervisionata da David Finkeljor del Centro di Ricerca Infantile Anticrimine alla University of New Hampshire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quella stretta di mano...
26/05/2005 | in :

Aus Focus (De), Februar 2005, von Peter Gruber und Pinhas Inbari

EIN BISSCHEN FRIEDEN- UNO SCORCIO DI PACE

Nuove chances per il Vicino Oriente: il premier israeliano Ariel Sharon e il presidente palestinese Abbas si stringono la mano.

Qualcosa è cambiato. Areil Sharon, 76 anni, taurino Primo Ministro israeliano ha stretto a lungo la mano, in un gesto dimostrativo, dell’avversario Mahmud Abbas, 69enne. È successo la settimana scorsa [inizio febbraio, NdT] nella località balneare di Sharm-el-Sheich.

Proprio lui, il Falco tra i politici israeliani, che nel 1998, a Washington, si era rifiutato di stringerla al Capo dell’OLP Jassir Arafat, quando si sarebbe così dovuto suggellare il ritiri di Israele dalla Striscia di Gaza.

Al termine della conferenza al vertice, la prima tra palestinesi e israeliani dopo quattro anni, Sharon ha addirittura invitato il nuovo presidente palestinese a fargli visita nel suo ranch nel deserto del Negev, proprio come avrebbe fatto il presidente degli Stati Uniti, che in Texas invita solo gli ‘amici’ politici. “La invito nella mia terra, e spero che possa venire a visitare Ramallah –ha mormorato Sharon. “Siete il benvenuto anche da me –ha sussurrato di rimando Abbas, ed ha aggiunto scherzando –Spero naturalmente che non venga con una carro armato”

Gesti amichevoli, che per la prima volta dopo anni di spargimento di sangue nel Vicino Oriente lasciano trasparire fragili speranze di pace. Sharon e Abbas hanno raggiunto un accordo su un rapido ‘cessate il fuoco’. Israele ha promesso di ritirare le sue truppe da cinque città della Cisgiordania, liberando il valico di frontiera Erez. Come gesto di buoni rapporti, il Ministero della Difesa ha permesso l’ingresso di circa 3000 palestinesi dalla Striscia di Gaza e dalla stessa Cisgiordania. Sharon ha poi promesso che saranno liberati quasi 900 dei 7000 detenuti palestinesi –forse anche alcuni condannati per omicidio.

“ E’ stato un vertice tra due persone serie senza illusioni- ha affermato Raanan Gissin, portavoce di Sharon, che ha saldato i rapporti anche tra i due presenti all’incontro, il presidente di stato egiziano Hosni Mubarak e il re sovrano Abdullah II. “Tutti e quattro conoscono il terrore e sanno che incutendolo si raggiunge ben poco. È stato il terrore che ha messo in crisi il turismo in Egitto, il terrore che ha fatto dilagare l’altissimo pericolo che si vive oggi in Giordania, che è costato la vita a innumerevoli vittime ed ha completamente soggiogato le autorità palestinesi.” Ma l’accordo si sarebbe potuto raggiungere subito dopo la morte del fondatore dell’OLP Arafat [il 12/11/04], con cui lo stesso Bush aveva rifiutato un confronto diretto perché lo considerava un terrorista.

“Questo è il momento ideale per un accordo tra le parti, proprio come quello che si era raggiunto anni fa tra palestinesi e israeliani”, ha lodato il ministro degli Esteri, da poco nominato, Condoleeza Rice, che ha rimarcato l’avvicinamento tra i due amici giurati facendo previsioni anche su un futuro più concreto impegno delle parti al conflitto nel Vicino Oriente. “Gli Stati Uniti sono decisi a fare tutto il possibile per sfruttare questa opportunità nei prossimi mesi.” Per dare un’idea di quanto Bush ci creda: ha chiesto al Parlamento americano di raddoppiare per quest’anno i fondi per il sostegno della popolazione palestinese, fino a 350 milioni di dollari.

Ma tanto più promettenti si fanno i segnali di pace, tanto più massicci diventano gli interventi degli oppositori. “L’Iran non può agognare alla pace e alla coesione –dice Gissin- queste voci non sono contemplate nel suo programma di odio e terrore. In passato tutti i processi di pace sono sistematicamente falliti. Pensino i funzionari della sicurezza palestinese ammettono che il tentativo del presidente dell’OLP, finanziato dall’Hizbullah libanese di convincere gli estremisti a far tacere le armi è saltato per aria. Così lo stesso capo delle operazioni dell’Hisbollah, Kais Obeid, deve aver distribuito ingenti somme di denaro a chi sta al vertice delle Brigate fondamentaliste Al-Aksa, non solo per proseguire la battaglia armata, ma addirittura rafforzarla. Le milizie libanesi hanno costantemente rafforzato la loro influenza nei territori palestinesi, fondando come abbiamo ragione di credere quasi 60 cellule operative. La minaccia è che ora gli estremisti potrebbero far fallire il processo di pace anche con un attentato ad Abbas. Ora si sono aggiunte anche delle forze di sicurezza speciali britanniche per proteggere avvocati e compagni di lotta di Arafat col nome di battaglia Abu Mazen. “Abu Mazen deve affermarsi ancora –sostiene un membro del movimento Fatah nella Striscia di Gaza. Da lì, i palestinesi osservano preoccupati il modo in cui il nuovo presidente dell’OLP difende i propri interessi. Se il Fronte per l’Indipendenza Palestinese diventerà ancor più forte, potrebbe non esserci più dialogo, oltre a non esserci più diritti. È recente la notizia di tre uomini mascherati che sono penetrati nel carcere centrale uccidendo tre detenuti –farsi giustizia da sé è ormai un fatto quotidiano. “Non si può saltare da un giorno all’altro da una situazione di guerra a una di pace –fa capire Rawia Shawwa, deputato indipendente del Parlamento palestinese. “Ma siamo pronti per un cambiamento.” il fatto che bisognerà aspettarlo ancora parecchio, è stato d’un tratto chiaro all’esplosione del tuono di trenta granate e missili Kassam lanciati a due giorni dal vertice negli insediamenti ebrei nella Striscia di Gaza e rivendicati dal gruppo islamista radicale Hamas. Proprio il rappresentante del gruppo in Libano, Osama Hamdan, spiega: “Il nostro gruppo d’opposizione non è rimasto insensibile di fronte all’accordo tra le parti, come ha definito il capo dei Palestinesi la fine della violenza.” “Questa è una definizione personale, non certo l’esito di un dialogo col popolo.” Nonostante la retorica radicale, gli esperti sono tuttavia del parere che le truppe di combattimento abbiano iniziato la loro trasformazione in organizzazione politica. Diversamente dal Trattato di Pace di Oslo del 1993, probabilmente stavolta non staranno in disparte dal processo burocratico. La parlamentare Shawwa aggiunge: “I membri di Hamas si sono già alleati ai rappresentanti dell’OLP e si sono già candidati per le prossime elezioni. Hanno giù una buona possibilità di vincere nelle prossime comunali, che si terranno a Gaza in gennaio [videro una grande affermazione di Hamas]

Il destino di Abbas, come quello di Sharon, dipenderà soprattutto, secondo gli speaker televisivi israeliani, dal ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza. “Sharon dovrebbe ridestarsi da tutta questa esultazione dopo il vertice” ha ammonito un rappresentante dei coloni, dopo che sono iniziati a cadere i primi missili Kassam. Fino alla fine dell’estate, Israele toglierà ventuno insediamenti dalla Striscia, quattro dalla Cisgiordania.

Ma per alcuni Palestinesi, neppure la resa della terra da parte degli Israeliani è sufficiente. “Non esiste infatti un governo, che possa prendersi carico di così vasto territorio –dice Shawwa- E la lotta al potere intestina che ne sorgerebbe potrebbe avere gravi conseguenze. Sarebbe meglio che si rafforzino prima le autorità e la sicurezza, prima che si passi al controllo della Striscia.” Anche Abbas la pensa allo stesso modo, tanto che vorrebbe accettare l’offerta della Giordania disposta ad inviare propri soldati. Una forza militare che deve appartenere all’Esercito di Liberazione Palestinese, formalmente membro dell’OLP ma de facto sotto comando giordano. Lo Stato limitrofo a Israele –ove vi si rifugiano la maggior parte dei profughi palestinesi- gareggia al momento con gli Egiziani per il controllo della regione.

Prima che intoppi nei rapporti israelo-palestinesi come la divisione di Gerusalemme o il rientro di quattro milioni di rifugiati siano levati di mezzo, Abbas deve innanzi tutto fare un po’ d’ordine nel suo Paese. “Ci sono già stati momenti di grande ottimismo”, ha detto il ministro degli esteri americano Rice, smorzando aspettative eccessive. “Ci è di insegnamento, che anche questi giorni possono svanire, se non ci sarà un reale adempimento dei doveri da ambo le parti.”

 

 

 

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Mi è tornato alla memoria
26/05/2005 | in :

EWIGES AUF UND AB---L’ETERNO SALISCENDI

Il conflitto del Medio Oriente –una lunga storia di speranza fallite.

 13.09.1993

 Il Primo Ministro israeliano Jitzchak Rabin e il Capo dell’OLP Jassir Arafat firmano a Washington il primo Trattato di Pace.

 4.5.1994  

Trattato Gaza-Jericho: due millioni di Palestinesi possono iniziare ad autogovernarsi con parziali poteri; cessa l’esilio di Arafat.

 28.9.1995 

 Israele e l’OLP convengono all’allargamento dell’autogoverno palestinese a Betlemme, Jenin, Nablus, Kalkilia, Ramalla, Tulkarem e parte di Hebron.

23.10.1998

Arafat e Banjamin Netanjahu decidono il ritiro del 13% di Israele dalla Cisgiordania. Poco dopo Netanjahu ritratta l’accordo.

11.7.2000 

Il Presidente americano Bill Clinton invita Arafat e Ehud Barak al dialogo al vertice di Camp David , ma il tentativo fallisce.

28.9.2000 

 La visita dell’(ex) Capo dell’Opposizione Ariel Sharon al Tempio di Gerusalemme fa scatenare la seconda rivolta palestinese (l’Intifada).

30.04.2003

Stati Uniti, Unione Europea, Nazioni Unite e Russia presentano la Road Map, che prevede la creazione di uno Stato Palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza entro il 2005.

11.11.2004 

Arafat muore a Parigi, sale al potere Abbas.

 

 

 

 

 

 

 

 

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