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sconvolta
22/06/2005 | in :

Lo so, è tardi. rompo il muro di silenzio, non è il momento di scrivere e so anche questo.e non scriverò ai soliti a cui scrivo, e mi spiace e mi scuso, ma questo è un breaking through da cui non mi posso astenere, nossignori. sono INCAZZATA, COSì INCAZZATA. IO NON CI POSSO CREDERE, NON RIESCO A CREDERCI, NON VOGLIO CREDERCI.

Oriana Fallaci 'Un Uomo' .Una poesia che è un'urlo. e una storia di torture che si ripete. Non guardiamo al nome, un nome si cancella. si cambia. s'imprime. Guardiamo all'uomo cristo santo, ALL'UOMO. NEL 2005. ANCORA. ANCORA. mentre noi stiamo preparandoci al Natale, ci preoccupiamo delle cerette per l'estate, andiamo in ferie, cresce il primo dentino, ci congediamo dalla vita. DITEMI COME NON SI PUO' DIVENTAR MATTI. DITEMELO. CON CHE CORAGGIO. COME. come, da dove, si definisce una persona 'uomo' e una 'bestia'. se le bestie arrivano a tanto. perchè queste sono pure istruite. e la sera tornano a casa dai bimbetti, baciano la moglie, mettono quel loro naso di merda sull'arrosto in padella dicendo 'Cara, c'hai messo il dado?'. e da quelle narici è passato il puzzo dell'urina  e del sangue e del sudore di paura di un uomo SU CUI però NON PESANO ACCUSE.

o son matta io o son matti loro. vediamo di metterci d'accordo alla svelta, perchè questa storia mi fa più male delle altre.

from Time Magazine, 20 June 2005

Chi è il detenuto 063 a Gitmo, abbreviazione per Guantanamo? È Mohammed al-Qahtani, seguace di Osama bin Laden e sospetto dirottatore numero 20.
Ecco, parliamone: dei quattro aerei coinvolti negli attacchi terroristici del 9/11, tre sono stati dirottati da gruppi di cinque terroristi l’uno. Ma sul volo 93 della United Airlines, schiantatosi in Pennsylvania, a bordo ce n’erano solo quattro. Da allora, è una speculazione senza fine su chi sia il 20esimo dirottatore. La commissione per l’11 settembre ha scoperto che altri 8 membri di Al Quaeda si dovevano aggiungere ai 19, ai quali fu impedito per vari motivi nell’entrare negli States.
Nell’agosto del 2001, al Qahtani fu bloccato all’aeroporto di Orlando. Mohammed Atta, che si scoprì più tardi essere il capo dei sabotatori, lo stava aspettando nel parcheggio esterno.
 
Il campo di Guantanamo è ormai aperto da quattro anni. Time Magazine è riuscito ad ottenere, in esclusiva, un rapporto super secret, chiamato nel codice segreto secret orcon. In realtà alcuni funzionari del Pentagono dicono che la maggior parte dei segreti dell’intelligence siano in ben altri documenti. E infatti, nei fogli stampati e consegnati al giornale, si contano tantissime omissioni. Esempio: che succede nel ‘buco’ dell’interrogatorio quando si legge: Il detenuto va in bagno e vi resta per dieci minuti?
Quando torna, chissà perché, un medico gli controlla i genitali. Le visite sono frequenti, talvolta anche tre al giorno, e anche qui mistero: o c’è un interesse patetico per la salute di al Qahtani oppure si deve solo tenere sotto controllo il suo stato di stress.
Dal 23 novembre 2002, giorno in cui al Qahtani entra a Guantanamo, al gennaio 2003 e oltre, le pene cambiano parecchio, in peggio.
L’allora Ministro per la Difesa Rumsfeld approva 16 nuove tecniche di interrogatorio da applicare ai detenuti.
Nasce da qui il super dibattito sull’uso del potere americano nella lotta al terrorismo. Amnesty International ha soprannominato Guantanamo ‘il Gulag del XXI secolo’; l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha richiamato l’attenzione dei burocrati di Washington perché il carcere venga chiuso. Altri si chiedono: come deve comportarsi una nazione DEMOCRATICA con un detenuto come al Qahtani, le cui confessioni potrebbero salvare altre vite?  Nessuno però biasima che torturando un uomo non si otterrà da lui una sola parola, soprattutto se istruito a rispondere come da manuale, che i terroristi avevano studiato proprio per questa eventualità, essere catturati e interrogati.
 
Novembre 2002: si è appena scoperto che al Qahtani potrebbe essere il 20esimo dirottatore. Inizia la routine degli interrogatori. Obbiettivo: privare l’uomo della sua autonomia. Sveglia alle 4,00 del mattino, domande che durano anche fino a mezzanotte. Tutti i giorni. Intanto, ogni giorno, la promessa di trattarlo meglio se collaborerà. Lo fanno sedere in una stanza con pareti tappezzate da foto delle vittime dell’11 settembre, soprattutto vecchi e bambini. Gli si fanno discorsi su Allah e sulla volontà del suo dio, e di quanto lui sia peccatore. “Hai fallito nella tua missione; non lo sai che altri tuoi compagni sono stati catturati ed hanno parlato?” Si torturano i suoi sentimenti: “Non rivedrai mai più casa, i tuoi cari, i tuoi amici. Non tornerai neppure.”
Ma talvolta il detenuto parla e fa domande che sembrano dell’altro mondo. Chiede se il sole ruota veramente attorno alla Terra; sta a bocca aperta quando gli si racconta qualcosa dei dinosauri. Spera di sposarsi un giorno.
 
Lo prendono per scemo capito? PER SCEMO. Chessefrega dei dinosauri! Lo ammazzano di botte, lo tritano psicologicamente.. Credono che non senta, che sia scemo anche al dolore? 
Al Qahtani, è un dato di fatto, ufficiale, non è mai stato accusato di un crimine. Non lo difendo come al Qahtani o Cirillo. MA COME UOMO. Non ha un avvocato, non l’ha. E rimane detenuto a Guantanamo.
Intanto, lui inizia gli scioperi della fame e delle sete. All’inizio accetterà di bere qualcosa, ma tanto più i giorni passano, tanto più la sua silenziosa ribellione si prolunga. Una volta è talmente disidratato che il medico che lo segue ordina lo si metta subito sotto flebo. Lui stacca i fili e rompe l’ago. Lo legano e gli somministrano 3 sacche e mezzo di liquidi. Dopo un’ora dice che ha bisogno di andare in bagno. L’interrogatore dice che lo lasceranno andare solo se parla.
- Per chi lavori?
- Per Al-Queda.
- Chi era il tuo capo?
- Al Queda.
- Perché sei andato ad Orlando?
- Non mi fu detta la missione da svolgere.
- Chi c’era con te sull’aereo?
- Ero solo.
Interrogatorio andato a male. Le guardie gli dicono di farla nei pantaloni. Lui, umiliato, obbedisce.
Ma gli interrogatori cambiano sempre. Ci sono giorni in cui gli è permesso di dormire più a lungo, altri in cui gli si offrono tipici piatti arabi (che lui rifiuta). “Se mi interrogherete come si deve, nel modo corretto, risponderò” continua a ripetere. Ma non succede mai. Chiede di mangiare dopo il tramonto; rifiutato. Di pregare in certi momenti della giornata –come vuole la sua religione-, anche nel mezzo di un interrogatorio; non concesso, a meno che accetti dell’acqua, perché nel frattempo sta facendo un altro sciopero della fame e della sete. Ma lui allora si rifiuta di pregare.
Poi arrivano i 16 nuovi, più severi, metodi coercitivi approvati da Rumsfeld. Su 19, il ministro ne ha rifiutati soltanto 3. Ora si può costringere il detenuto a stare in piedi per ore intere; a rimanere in isolamento fino a 30 giorni consecutivi; costringerlo a spogliarsi, fino a restare nudo stoot interrogatorio; radergli la barba e i capelli, anche se contro il suo credo; adottare le cosiddette ‘fobie fisiche’, come farlo andare carponi, o torturargli il petto con un dito, o accecarlo con luci accese e spente.
Il Ministro della Difesa americana ha pure dato il lasciapassare all’”uso della salvietta inzuppata d’acqua che pressata sul volto dia la percezione del soffocamento”. O il metodo ‘Drink Water or Wear It’; gettare bottiglie di acqua in faccia al detenuto che si rifiuta di berla da giorni.
Così, le guardie vedono di impratichirsi in queste nuove torture su al Qahtani, mentre la musica di Christina Aguilera invade la stanza.
Oppure ritorna ai vecchi metodi. Alla stanza tappezzata di foto dell’11 settembre e bandierine americane, dove gli fanno ormai la barba e in piedi e dove deve starsene in piedi a sentire tutto l’inno americano. Gli cuciono una foto degli attacchi anche sui pantaloni.
L’Invasion of Space by a Female è una tortura in cui al detenuto viene fatta avvicinare una donna, il cui contatto lo agita. Lui inizia a pregare ad alta voce, ma quella imperterrita continua a spingersi addosso a lui. Quando finalmente la tortura ha fine, una volta al Qahtani dice: “Lo faccio solo perché voglio uscire di qui.” E inizia a raccontare di quando andò in Afghanistan per incontrare bin Laden.
Il 7 dicembre le sue condizioni di salute non sono affatto buone. Il medico registra un ‘battito cardiaco molto lento’. Gli interrogatori vengono sospesi in via del tutto eccezionale, ma la musica continua a suonare, ‘per evitare che il detenuto dorma’. Gli viene fatto un elettrocardiogramma e verso sera viene trasferito nell’ospedale della Base. Il battito è sempre lento: 35 pulsazioni al minuto. Per la prima volta, può dormire per un giorno intero.
La sera dopo torna in cella, ‘funzioni vitali sotto controllo’ si legge nel bollettino medico. Passa un mese, e le torture continuano. Stavolta deve starsene nudo su una sedia di ferro e gli si insegna ad abbaiare, perché i cani hanno più dignità di lui e della sua gente. Al collo gli si appende la foto di una ragazza coperta di sola edera. Una volta, dopo che lo ha interrogato una guardia donna, al Qahtani dice ai suoi persecutori di volersi uccidere ma prima gli serve una matita per lasciare un testamento.
Il Pentagono continua a sostenere che il trattamento del detenuto 063 è sempre stato ‘umano’. Ma un anno fa, alcuni agenti del FBI di ritorno da Guantanamo hanno scritto proprio al Pentagono denunciando di aver assistito a ‘tecniche d’interrogatorio indicibilmente aggressive’. ‘Un cane è stato fatto aizzare contro il prigioniero 063 per intimidirlo’, si legge nel rapporto.
 
05 December 2002
1400: Detainee sent to bathroom and walked 10 minutes. Corpsman checked vitals and changed wraps on ankles. Detainee was OK.
Detainee started making odd faces. Interrogators told detainee that they had seen crazy people before and he was not crazy, so detainee stopped making faces.
 
11 December 2002
Detainee was reminded that no one loved, cared or remembered him. He was reminded that he was less than human. He was taken outside to see a family of banana rats.
Detainee began to cry during this comparison.
 
16 December 2002
Interrogator told detainee that he will not be allowed to leave trash all around and live like the pig that he is. He picked up all the trash from the floor while hands were still cuffed in front of him and interrogator swept the trash towards him. He was told that it is his responsibility to make sure that the room is kept clean and he would have to clean it daily.
 
20 December 2002
Corpsman changed ankle bandages to prevent chafing. Told detainee that a dog is held in higher esteem because dogs know right from wrong and know to protect innocent people from bad people. Began teaching the detainee lessons such as stay, come and bark to elevate his social status up to that of a dog. Detainee became very agitated.
 
21 December 2002
I began engage closeness with the detainee. This really evoked strong emotions within the detainee. He attempted to move away from me by all means.
avete notato come è magro il detenuto?guardate quanto poco il suo corpo affonda nella brandina! mani e piedi in manette, collo legato. detenuti che pregano rivolti verso La Mecca.
blogchance @ 01:49 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
19/06/2005 | in :
Quando la giustizia alza i tacchi
from Time Magazine, March 14, 2005
 
Nei remoti villaggi del Pakistan la legge tribale diventa il secondo arbitro per importanza, dopo i tribunali, nelle dispute locali. E la violenza sessuale diventa la pena da scontare più frequente. Nel giugno del 2002, l’oggi 30enne Mukthar Mai è stata violentata pubblicamente da quattro ‘volontari’ nel distretto di Meerwala, su ordine dei vecchi del villaggio. Ma Mai non aveva alcuna colpa. Era il fratello di 12 anni ad esser stato accusato di frequentare una ragazzina di una casta Mastoi superiore, ma fu deciso che ha pagare la colpa ricaduta sull’intera famiglia dovette essere Mai. La regola tacita è che le vittime soffrano in silenzio –quando non si suicidano per la vergogna.  Anche minacciata di morte, Mai ha invece deciso di denunciare pubblicamente i suoi violentatori, diventando così un’icona contro queste antiche tradizioni tribali.
Nel 2004 Time Magazine le ha conferito il titolo di hero dell’anno per il suo coraggio.
Nell’agosto del 2002, sei uomini sono stati condannati alla pena di morte per aver ordinato e condotto la violenza ai danni della donna, a cui è inoltre spettato un risarcimento di 8.300 dollari. Con questi soldi, Mai ha avuto il permesso dal governo pakistano di aprire una scuola nel villaggio.
Giovedì scorso tuttavia, la Corte d’Appello ha affermato che mancherebbero prove sufficienti per avviare il processo penale contro i sei imputati. L’avvocato di Mai, Rashid Rehman, ha affermato che a far pressione sugli investigatori sarebbe stata la casta dei Mastoi. Così cinque dei sei indiziati sono in libertà, mentre per uno di loro la pena capitale è stata commutata in ergastolo. “Quale dolore” ha esclamato tra le lacrime Mai. Nel frattempo si sono mobilitati anche gruppi in difesa dei diritti civili, che hanno criticato aspramente la sentenza. Il presidente della Commissione Indipendente per i Diritti Umani del Pakistan, I.A. Rehman, ha affermato che il processo “ha gettato in rovina l’intero sistema giudiziario del Paese”. Col rilascio di chi ha abusato di lei i problemi di Mai potrebbero iniziare di nuovo e come dice lo stesso Rehman: “Ora questi uomini cercheranno vendetta, contro Mai e contro la sua famiglia”. Ma la donna è decisa a continuare ad insegnare nelle scuola da lei stessa aperta. Anche se la sensazione è che buona parte della sua triste storia sia stata dimenticata.
blogchance @ 23:36 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
19/06/2005 | in :
10 DOMANDE A HELEN PREJEAN
 
Dal libro di Sorella Helen Prejean del 1993 contro la pena di morte, Dead Man Walking, ne è stato tratto un celebre film e persino un’opera teatrale. A 65 anni, questa suora si ritrova solo più arrabbiata di prima. In The Death of Innocents scorta due altri uomini nella camminata verso la morte –e questa volta è sicura della loro innocenza. Prejean ha chiacchierato tutto d’un fiato con Amanda Ripley, inviata del Time, parlando del Papa, di politica e di ipocrisia.
from Time, February 21, 2005
 
A quante esecuzioni ha assistito?
A sei. L’uomo che sto accompagnando ora nel Braccio della Morte in Lousiana, Manuel Ortiz, beh, credo nella sua più totale e assoluta innocenza. Sarebbe lui il settimo, e credevo nell’innocenza di altri tre prima di lui.
 
Nell’ultimo discorso tenuto in Texas, il Presidente Bush ha lodato i proscioglimenti da accuse grazie alla prova del DNA ed ha chiesto che si stanzino fondi perché si sviluppi una classe di avvocati difensori specificamente per casi di pena capitale. Si sente più rassicurata?
A malapena. Basta vedere quante condannati oggi in Texas possono permettersi un riscontro col DNA. Ed in Texas poi gli avvocati difensori vengono nominati dai giudici. E così ci si ritrova a vedere quei giudici che nominano quegli stessi avvocati difensori, i cui clienti quasi sempre vengono condannati a morte. Sinceramente, è uno sforzo guardare la faccia di Bush in TV, perché è talmente falso ciò che dice!
 
Ad esempio, in cosa ha mentito?
Ha affermato ai media che l’esecuzione capitale di Karla Faye Tucker l’ha devastato ed ha aggiunto: “Dio benedica Karla Faye Tucker”, e poi, quando ancora era calda, l’ha imitata. Odio il modo in cui dispone della religione. Lo considero un sacrilegio. Come Governatore, dovrebbe avere il pieno potere di salvare una donna che aveva cambiato completamente vita.
 
L’anno scorso ci sono state 59 esecuzioni –il numero più basso dal 1996. C’è ancora una speranza?
Sì, ce n’è molta. Negli ultimi cinque anni, le condanne a morte sono diminuite del 50% L’anno di svolta è stato il 2000, quando il Governatore dell’Illinois Ryan ha avuto il coraggio di sospendere la pena di morte nel proprio stato. Fra poco farà seguito il North Carolina. In New Mexico si sta tentando di revocarla. Percepisco che qualcosa sta cambiando nel mio giro di visite.
 
Come?
Quando scrissi Dead Man Walking dovetti armarmi di coraggio e difenderlo a suon di discussioni accese. Adesso, si trova in ogni libreria –e continua ad essere richiestissimo.
 
Ci sono stati dei vescovi che hanno affermato “I politici che difendono l’aborto non dovrebbero ricevere la comunione”. Eppure non hanno proferito parola sui sostenitori della pena di morte. Che ne pensa?
Beh, se si fa un passo indietro nella storia della Chiesa, si è sempre posta molta enfasi morale sulle sessuali. Ma anche qui le cose stanno migliorando. Il Papa si è fatto portavoce anche contro la pena di morte, e ne parla con tutte le altre campagne a favore della vita. E i vescovi debbono obbedire al Papa, quindi presto ne dovranno parlare.
 
Chissà quante centinaia di lettere riceve dal Braccio della Morte. Secondo quale criterio decide di rispondere?
Non seguo una procedura molto logica. Prometto che pregherò per tutti loro. Cerco di metterli in contatto con un gruppo nel loro stato che possa dar loro una mano. Ma non sempre è possibile. Potrei stare giorni interi a rispondere. Le lettere più tristi sono quelle delle madri.
 
Nel suo ultimo libro c’è una sezione dedicata a Abu Ghraib. Come si lega al resto?
Ho conosciuto la pena di morte da molto vicino, e so cos’è la pratica della tortura. Chiunque venga condotto nella camera della morte ha catene a mani e piedi. I detenuti stanno in celle ancor più anguste di quelle che si vedono ad Abu Ghraib, per 15, 25 anni.
blogchance @ 22:51 | commenti (popup) | commenti
19/06/2005 | in :
«Annichilite dalle manovre scomposte della vicina base aerea degli USA, dotata di aria condizionata, le baracche del 205° "Atal" Corps dell'Afghan National Army fuori da Kandahar sono, per dirla con educazione, estremamente a terra. Non c'è alcunchè dello shopping nel centro commerciale che caratterizza la vicina base USA. Niente DVD, aria condizionata o "golf buggies" per trasportare i soldati [...] I soldati dell'ANA usano l'acqua non potabile che serve il blocco delle latrine; non hanno bevuto acqua minerale o bibite in lattina per mesi. Lavano i piatti nelle docce, fuori dalle quali stagna una pozza verde di luridume. Il loro cibo arriva coperto di un nugolo di mosche ronzanti. L'Afghan National Army è proprio il partner junior nella terribile guerra dimenticata che viene combattuta qui nel sud dell'Afghanistan; il suo contributo di 3000 uomini contro i 18000 delle forze USA. Da marzo le forze nazionali hanno perso dozzine di uomini contro una resistenza talebana rinvigorita. I combattimenti sono stati duri e senza protezioni per il corpo o artiglieria pesante. L'Afghan National Army inevitabilmente soffre perdite molto maggiori rispetto alle truppe degli USA. E a questo è stato aggiunto l'orrore. Una pattuglia dell'ANA è stata praticamente distrutta il mese scorso e i feriti torturati e uccisi dai talebani. "I talebani hanno usato dei coltelli con loro" dice Mohammed, uno dei sopravvissuti della pattuglia. "Senza occhi e senza naso, le loro bocche distrutte, questi erano i nostri migliori amici"». [15 giugno 2005, dal blog di Roya, una donna afghana negli USA]
Grazie Pip!! (postato in Torre il 15 giugno)
blogchance @ 22:43 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
19/06/2005 | in :
Chi ha ucciso Emmett Till?
from The Guardian 06.06.05
Gary Younge reports
 
Nell’agosto del 1955, il corpo del 14enne Emmett Till è stato ripescato dalle acque del Mississippi. Un mese dopo, due uomini bianchi sono stati prosciolti dall’accusa di omicidio da una giuria di soli giudici bianchi, scatenando così un’ondata d’indignazione tra i sostenitori dei diritti civili americani. A distanza di cinquant’anni, finalmente il caso si riapre.
 
E così, alla fine, le autorità federali hanno riesumato il suo corpo. All’alba, i parenti rimasti si sono raccolti attorno ai pochi resti recuperati dall’FBI, nel tentativo di intentare giudizio contro quei due bianchi ancora vivi che potrebbero essere coinvolti nell’omicidio del 14enne Emmett Till, liberando così il sud da uno dei casi più macabri del razzismo in America.
“Qualcuno mi ha chiesto se fossi triste oggi- ha detto ai media Simeon Wright, cugino della vittima –No, non sono triste. Lo ero nel 1955. Allora il mio cuore era infranto. Ma ora il cerchio si sta quasi chiudendo.”
La storia di Emmett è stata raccontata da scrittori e cantanti, dal Premio Nobel Toni Morrison a Bob Dylan.
Emmett era andato a stare da alcuni parenti in quella calda estate del 1955. Prima di salutare i genitori a Chicago, la madre, Mamie Till Mobley,  lo aveva messo in guardia sulle regole che vigevano nel Sud per i neri. “Se devi inginocchiarti e inchinarti quando passa un bianco per strada, fallo senza fiatare.” Ma Emmett non era buono a trattenersi da qualche birbonata.*
Così, quando un pomeriggio si trovava a Money, gli venne da dire “Bye baby” fischiettando a Carolyn Bryant, una ragazza bianca commessa in una drogheria. Tre giorni più tardi, il suo corpo fu recuperato nel fiume Tallahatchie, con un proiettile in testa, senza un occhio e metà del volto sfigurata. Lo trovò un pescatore, che notò pure del filo spinato attorno al collo. Lo sceriffo locale chiese che il corpo venisse sepolto il prima possibile. Ma alla notizia, la madre di Emmett insistette che il corpo del figlio tornasse a Chicago. E una volta giunto, ordinò che la bara fosse aperta. Analizzò quel che ancora poteva riconoscere dei denti, dell’anello, dei capelli di Emmett, e quando l’impresario di pompe funebri le chiese se si potesse dunque sigillare la cassa, lei rispose: “Non ha mai mandato suo figlio in vacanza per vederselo ritornare così orribilmente picchiato e gonfio che vi devono dire che quello è vostro figlio-preso anche a frustate. Non si può nascondere una tale visione. Il mondo deve vedere ciò che han visto i miei occhi”. Fu Jet, un noto giornale per soli neri nel Mississippi, a pubblicarne la foto, dopo che Mobley aveva rimandato i funerali di tre giorni. Tutti sapevano chi aveva ucciso Emmett. Quello stesso anno, il marito di Carolyn Bryant, Roy, e il fratellastro di lui, JW Milam, ammisero ai microfoni di Look, dopo aver intascato 4000 dollari, di essere stati loro ad uccidere quel ragazzino. “ Non sono un bullo –aveva detto Roy-, non ho mai storto un capello a un negro. Ma ho pensato che era giunto il momento di dargli una bella lezione. Ero stufo di tutti questi negri che vengono a infestare le nostre città. Sì, gli avrei dato una bella lezione che sarebbe servita da esempio per tutti gli altri.” Due mesi dopo, i fratelli furono assolti dal reato d’omicidio da una corte del Sud di soli giudici bianchi.
Lo scorso mese tuttavia la Corte di Giustizia federale ha deciso di riaprire il caso, dopo che un regista, Keith  Beauchamp, girando un documentario sul caso, The Untold Story of Emmett Louis Till, è venuto a conoscenza di persone che non avevano testimoniato al processo né mai avevano fiatato. Uno di questi è il cugino di Emmett, Simeon, che la notte prima aveva dormito nella sua stessa camera. “L’ultima volta che l’ho visto, qualcuno lo stava costringendo a scendere dal letto e vestirsi- dice Wright, oggi 62enne –Non speravo che saremmo mai arrivati a questo giorno.” Ma tutti i testimoni affermano che vi sarebbero altre dieci persone coinvolte nell’omicidio, cinque delle quali ancora in vita. Forse vi è anche un nero tra loro.
Sebbene divisi sulla decisione di riesumarne il corpo, ai familiari di Emmett è stato spiegato che è una procedura necessaria proprio per riaprire il caso. “Non fu fatta neppure un’autopsia sul corpo, non è neppure certo che sia quello del ragazzo.”
Ma il caso Till non è il solo ad essere stato rispolverato. Ultimamente, secondo il Southern Poverty Law Centre di Montgomery, altri 25 morti sarebbero state riesaminate ad anni di distanza, portando a ben 26 arresti, 21 condanne, 2 assoluzioni e un processo nullo.
“I testimoni e gli imputati sono ormai vecchi- ha commentato un senatore riguardo i processi in corso- non possiamo attendere più a lungo.”
blogchance @ 19:07 | commenti (popup) | commenti
18/06/2005 | in :
blogchance @ 23:40 | commenti (popup) | commenti
14/06/2005 | in :
=) una settimana fa
FINALMENTE LIBERI !!!
 
 
 
 
CLEMENTINA TI SIAMO VICINO!!!
 
blogchance @ 20:28 | commenti (popup) | commenti
Che ci nascondono?
04/06/2005 | in :

>>>

http://www.pentagonstrike.co.uk/pentagon_it.htm#Main

Chi ne ha scritto: Thierry Meyssan (anche direttore di Réseau Voltaire): L'incredibile menzogna

Grazie a chi mi ha 'soffiato' la notizia...

blogchance @ 18:52 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
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