Un fremito, non era che un fremito, sebbene incessante, implacabile, terribile.
Glielo doveva dire insomma.
Sí era frettoloso, sbagliato, avrebbe rovinato tutto e da allora, forse, si sarebbe creata una cortina di imbarazzo tra di loro che avrebbe stretto nel cemento qualsiasi radice di parola.
E non voleva, non voleva cancellare tutto cosi', per un atto forse eroico, forse imbecille.
Ma che gliene importava in fondo; la voglia di dirglielo era troppo forte.
Chissa, magari la compassione, o forse la pura curiosita', lo spinse vicino. E glielo disse.
Non direttamente s'intende, non avrebbe giocato la sua carta d'un colpo. Si tenne a distanza, giusto quanto bastava pero' per esporsi, in ogni caso per bruciarsi.
Dopo che glielo disse, rise di quelle bruciature; nulla piu' pesó.
Si stupí di essere sudato, di avere fatto piu'del dovuto, di essersi fermato parecchio dopo quell'attimo, lo sguardo perso nel vuoto.
Rideva stupido della sua mente vaga; non poteva smettere di sorridere, semplicemente non poteva.
un tempo era coerente fino in fondo, fedele fino in fondo, sincero di una sincerita disarmante, forte e vibrante come un fiore di loto. scivolava su acque inquiete, ma nulla sembrava fargli paura, o forse, semplicemente, non se ne curava. la sua linfa era vedere i colori vibrare di luce; gli ideali avevano un corpo e non solo un senso.
era il limbo piu'bello nel quale mai visse, forse l'unico dove si sentiva di non prendere nessuna decisione, di seguire la passione, e invece decise cosi tanto!
decise tanto da cambiare cammino, e credette tanto in se da cambiare strada e fu tanto curioso da avere la pretesa di essere gia stanco di quel limbo da DOVER cambiare rotta; era una menzogna ma non importa, perche'a quella seguirono altre strade e il cielo torno'a farsi terso e sereno dopo i temporali.
non era piu'determinazione, era orgoglio, rabbia e rancore, passione e mistero, sarcasmo e gola.
e gli ideali erano vecchi castelli, le cui cime erano lontane all'orizzonte; talvolta ne intravedeva i pennacchi, talvolta no, ma poco gli importava.
in lui crebbe il sogno di liberare quel mare in conchiglia che stringeva in un pugno; sapeva di essere un uomo, ma non ne aveva il coraggio; sapeva di odiare quella conchiglia ma ne lisciava devoto la scorza.
codardo? no, stanco. di una stanchezza letale, il frutto di tanti tentativi banali ma tanto, troppo pensati. annoiato? si, di una noia ignorante che aveva divorato tante notti e che come puttana gli aveva regalato sogni infranti e che come puttana se ne andava di mattina presto, raccogliendo il corpo sfatto alla porta.
mondo inutile, traditore, amico e beffardo; non l'ebbe e non l'avrebbe mai avuto, l'avrebbe giurato, sull'anima di suo padre, sul sudore e le lacrime versate, le bestemmie strette tra i denti, per il rancore di ogni capello bianco su di una testa troppo giovane.
figlio di un uomo fattosi uomo, latente, sperante, amante, mai fermo. ma stanco, di una stanchezza vecchia, di un deja-vu tortuoso e inutile, di una pellicola inceppata che avrebbe voluto strappare in mille pezzi.
non finiro' scrivendo di speranza, perche'nulla e'finito: quell'uomo e'ancora in cammino. e poco importa che sia un uomo, o una donna, una giovane o un bambino, un vecchio o una sgangerata camionetta.
il movimento, il movimento ti dico, ci salvera.
Ognuno parla di cio'che vuole. Non esiste liberta'piu'bella della liberta'di parola. Ogni pensiero ha un senso, niente e'lasciato al caso, anche la frase apparentemente piu' scema puo' nascondere gole secche per i troppi sospirati pianti.
Fintanto che non si reca danno agli altri, e il mondo rimane parola, e'bello parlare.
E'bello anche ascoltarsi, prendersi sul serio, sentirsi.
Ma talvolta e'ben difficile decifrare i segni del nostro corpo, cercare di afferrare gli sos o i grazie che ci lancia, gli stop e le accellerate.
macchina misteriosa la nostra mente, che non smette la sua fanfara neppure quando tutto nei nostri macchinosi ingegni apparentemente, per sola assenza di luce, tace.
saremo poi davvero programmati per vivere di giorno, a luce piena, a muoverci con un'ombra alle spalle? o forse che la natura non ci creo´ fin da principio come felini notturni, i nervi tesi, pronti all'attacco, gli occhi due punti vibranti e febbricianti, scrutanti il buio?
talvolta anche lo scuro piu'fitto appare abbagliante; talvolta la luce solare si tinge di grigio.
ma l'uomo parla, e cammina, e decide, consapevolmente o meno, dove trascorrere il giorno, cosa fare del suo tempo.
talvolta scompare, talvolta riappare in superficie, talvolta si fa uomo e altre volte pianta, tante altre bestia, troppe poche anima.
ma rimane la sua essenza, e'natura, e finira'per perdersi come una duna di sabbia al vento.